Nonostante il peso di soli 40 grammi – attuale record per la casa cinese – il Lamzu Inca dimostra una costruzione solida che lo rende esente da importanti flessioni delle scocche e sufficientemente robusto. La qualità generale percepita è altissima, grazie soprattutto ad un assemblaggio accurato, con tolleranze ridottissime che eliminano qualsiasi cigolio o gioco tra le parti, e ad una finitura delle superfici con “effetto gessato” di livello premium. Le forme del Lamzu Inca sono identiche a quelle dello Zowie ZA13, variante dalle dimensioni più piccole della serie ZA (40x63x122 mm). Si tratta di un mouse dalle linee slanciate e proporzioni allungate, con fianchi stretti ed una lunghezza importante. La gobba inoltre, alta e pronunciata sul retro e più appuntita verso la parte superiore, tende ad allontanare la mano dalla parte frontale del mouse, accorciandone di fatto la portata utile. Questa conformazione si adatta perfettamente a mani di dimensione medie con un palmo stretto e dita lunghe, indispensabili per utilizzare comodamente la presa Aggressive Claw. Con mani meno lunghe, infatti, le dita in posizione “arricciata” finirebbero troppo in alto sui tasti principali, mentre il pollice faticherebbe a raggiungere con comodità il tasto laterale più avanzato (“Avanti”). Le prese Claw tradizionale o ibrida Claw-Fingertip risultano invece più accessibili anche agli utenti con mani medie.
L’Inca si basa sul lavoro svolto da Lamzu per la realizzazione del Maya X, con un comparto hardware sostanzialmente identico e capace di garantire le stesse performance al vertice di settore. I tasti principali presentano un post-travel leggermente più marcato rispetto al Maya X, ma compensano con un pre-travel ridottissimo, che è senza dubbio l’aspetto tra i due più importante. I microswitch ottici Omron restano poi i protagonisti assoluti, con click reattivi e precisi, e zero doppi click anche con Debounce Time impostato a 0 ms. In modalità wireless, tutte le soglie di Polling Rate confermano un tracciamento preciso e consistente, con connessione stabile e latenze minime. I benefici reali in termini di riduzione del jitter del cursore promessi da frequenze di Polling Rate elevate, sono tuttavia percepibili solo con PC da gaming di fascia molto alta abbinati a monitor con Refresh Rate da almeno 360Hz, unico scenario in grado di giustificare l’elevato impiego di risorse di sistema e di batteria. A tal riguardo, se il Maya X ci aveva fatto registrare in “Competition Mode” un uso reale prettamente in gaming di circa 30 ore a 2000Hz, 20 ore a 4000Hz e 9 ore a 8000Hz, la batteria più piccola dell’Inca – 250mAh contro 300mAh – ne ha ulteriormente ridotto l’autonomia: nei nostri test, Inca ci ha garantito circa 27 ore a 2000Hz, 17 ore a 4000Hz e solo 8 ore a 8000Hz. Si conferma positiva infine l’esperienza con il software “Aurora”, che offre un’interfaccia web semplice ma completa. Rimane però anche nell’ultima versione aggiornata, la limitazione di non poter alternare i tre profili direttamente da un tasto sul mouse, dovendo ricorrere ogni volta al software.

















