L’assemblaggio è estremamente semplice e lineare. Abbiamo iniziato posizionando i quattro sottili pad adesivi sui quattro supporti fissi nella parte interna del case. Contribuiranno ad assorbire parte delle vibrazioni generate dalla pressione dei tasti evitandone la propagazione sul corpo del case.
Abbiamo quindi avvitato i due stand-off in ottone posti nella parte centrale: questi non sono obbligatori poiché gli altri quattro integrati nella scocca interna sono già sufficienti a mantenere saldamente in posizione il gruppo PCB-Plate, ma aggiungono stabilità e rigidità nella zona centrale con l’effetto di una maggiore consistenza di scrittura su tutta la board. Per avvitarli e bloccarli fermamente è possibile utilizzare una pinza o una chiave a bussola da 4mm.
A questo punto abbiamo installato il peso interno aggiuntivo in ottone: realizzato su misura, il peso entra al decimo di millimetro nel solco intagliato al centro della base per poi essere bloccato utilizzando le viti ed il cacciavite in dotazione. Anche il peso è un accessorio non obbligatorio, adottato principalmente per alterare la composizione strutturale del case e modificare l’acustica della tastiera.
In dotazione viene fornito anche un inserto in Poron – una schiuma poliuretanica ad alta densità – dello spessore di 2 millimetri sagomato sulle forme della base interna del case. Posizionandosi proprio tra la base del case e la PCB, ne riempire l’intero spazio altrimenti vuoto, contribuendo a ridurre l’effetto “cassa di risonanza”. Anche in questo caso si tratta di un accessorio opzionale utilizzato esclusivamente per modificare l’acustica della tastiera in base alle preferenze personali di ogni utente.
A questo punto basterà appoggiare la PCB Gateron GT60 Pro all’interno del case iniziando dal lato superiore per far entrare la porta USB-C nel suo alloggiamento. Ricordiamo che con la PCB di Gateron non è necessario regolare la posizione della porta USB nel case, a differenza di come avviene con la PCB Wooting 60. Per un corretto allineamento della PCB consigliamo di imboccare le viti e serrarle soltanto una volta trovato l’allineamento migliore. Per il montaggio, il piccolo cacciavite in dotazione risulta molto utile.
Abbiamo poi continuato con gli switch, partendo come si vede dalla foto con i Jade Ruby. La PCB hot-swap permette una rapida installazione degli switch, che dovranno essere inseriti con il diffusore di luce verso il basso per coincidere con i LED RGB south-facing. Le tolleranze minime dei intagli nel plate permettono un incastro degli switch solido che garantisce l’assenza di ogni genere di oscillazione della scocca. La PCB può naturalmente essere rimossa anche con gli switch installati – ma in realtà anche con la maggior parte dei keycaps – un vantaggio per chi ama sperimentare con gli accessori interni come il peso in ottone, il tappetino in Poron, tape-mod e quant’altro.
L’ultima fase riguarda l’installazione dei keycaps del nostro set PBTfans Serenity Blue. La PCB, in formato 60% standard, adotta una barra spaziatrice da 6.25u con tasti modificatori distribuiti secondo lo schema classico: tre a sinistra e quattro a destra della barra spaziatrice, tutti di dimensione 1.25u. Con i keycaps finalmente installati, la nostra tastiera custom prende forma nella sua versione completa e pronta all’uso. Il risultato rispecchia pienamente l’idea iniziale di progetto: un design essenziale, basato su poche tonalità di colore, ma al tempo stesso vivace e d’impatto. Il blue elettrico della base dei keycaps risalta nettamente sul bianco del case, un contrasto che trova continuità anche con le legende, anch’esse bianche ed estremamente leggibili grazie all’elevata differenza cromatica. A spezzare la linearità della board i tasti ESC, Invio e Barra Spaziatrice con keycaps di colorazione inversa – legende blu su fondo bianco – inclusi tra gli Accents e le Novelties del kit base Serenity Blue.
L’altezza frontale piuttosto contenuta disegna un profilo con un angolo di scrittura fisso a 7°, offrendo comunque un buon comfort nella scrittura anche senza l’adozione di un poggiapolsi.
Le dimensioni compatte del case, unite agli strati di materiale fonoassorbente e al peso interno in ottone, tendono ad appiattire parzialmente il suono e ad uniformare le peculiarità dei diversi switch. Nonostante questo, restano comunque percepibili quelle che sono le principali differenze, emerse anche provando gli switch al di fuori della tastiera: i Jade Max si confermano i più cremosi nella discesa, con un suono al bottom-out corposo e marcatamente “thocky”, mentre i Jade Ruby, sebbene simili nel timbro generale, ritornano un bottom-out più secco e acuto. Molto diversi invece i Green Dragon, che adottano un perno più voluminoso ed una lubrificazione più leggera: insieme alla molla con precarico ridotto e forza di attuazione inferiore, generano innanzi tutto una maggiore rumorosità nei tocchi leggeri e nel ritorno del perno al punto superiore, ma anche un bottom-out con tonalità più alte. Delle tre varianti dei test, i nostri preferiti sono i Jade Ruby, che battono i Jade Max per la loro migliore scorrevolezza del perno, consistente su tutta la sua corsa. In alcuni degli esemplari di Jade Max infatti, il perno risulta meno scorrevole, come se in alcuni punti si incollasse alle slitte della semiscocca inferiore. Precisiamo però che si tratta di un problema che ha colpito soltanto alcuni degli switch e che si riscontra solo alle pressioni leggere, mentre risulta quasi impossibile da percepire durante un uso normale della tastiera che sia nel gaming e nell’uso quotidiano.



























